Cives - Associazione di Promozione Sociale

Mendicità e sfruttamento: una piaga nel cuore della città


Luglio 2004

A dispetto delle "grida" del governo, della (peraltro discutibile) legge Bossi-Fini e di quella che vieta la prostituzione sulle strade, Roma appare sempre più affollata da mendicanti, suonatori ambulanti, vagabondi, lavavetri, mondane, nomadi questuanti, ecc.

Una umanità dolente per la quale non si fa nulla. Non si interviene con provvedimenti che possano alleviarne le sofferenze e non si impedisce che affluisca da ogni parte del mondo. La parola d'ordine sembra essere: né aiuti né controlli, come se chi si prostituisce o mendica mostrando un arto amputato sia una persona in grado di mantenersi dignitosamente e abbia anche un regolare contratto di lavoro.

Riteniamo che dietro a questo fenomeno - gestito dalla malavita organizzata - esista una doppia ipocrisia. Quella di quanti sbandierano una falsa politica dell'accoglienza, che si traduce soltanto nell'accettazione e nella moltiplicazione degli emarginati. E quella di quanti mostrano i muscoli per vellicare gli istinti dei ben pensanti infastiditi, ma che in realtà favorisce il fenomeno perché ritiene che esso possa stimolare il malcontento e allontanare gli elettori dai suoi avversari.

A noi cittadini non rimane altro che fare un po' di statistica. In una giornata di fine maggio ci rechiamo, in una delle nostre "passeggiate" romane, da piazza Nicosia a piazza Mastai.

Ecco l'elenco di quanti sventurati incontriamo:

1) una ragazza (balcanica) all'angolo via della Scrofa-via della Stelletta;

2) un vecchio (anche balcanico) all'angolo tra la Scrofa e vicolo della Vaccarella;

3) un altro vecchio, di nazionalità indefinita, all'inizio di via delle Coppelle;

4) una anziana donna (romena) sui gradini della chiesa di San Luigi dei Francesi;

5) un'altra anziana (l'unica italiana) evidentemente alcolista in via di Torre Argentina;

6) un giovanotto straniero dall'apparenza aitante con un cartello "Ho fame" su un angolo del teatro Argentina e, di fronte, una donna africana con il lapalissiano cartello "Sono povera". Costoro vengono talvolta sostituiti da un altro giovane, sempre dall'apparenza sana, che sta in ginocchio con un analogo cartello;

7) poco oltre, uno sciancato probabilmente indiano (in India accade che vengano menomati bambini appena nati per costringerli a mendicare durante tutta la vita; lo sciancato in questione cammina appoggiandosi sulle mani ed è "seduto" su una tavola di legno con rotelle); costui si alterna con un balcanico che mostra una gamba amputata ed è circondato da cani non propriamente puliti;

8) al capolinea del tram n. 8 si alternano una zingara con poppante in braccio che mendica sul tram e una coppia di balcanici con fisarmonica che fanno altrettanto, non sappiamo se in concorrenza o in società;

9) scesi dal tram in piazza Mastai, tre balcanici (con cani) accampati tra cartoni e immondizia sul lato sinistro della piazza e un altro che generalmente si lava (anche le parti intime) nella fontana.

Ci si chiede: come mai questa "corte dei miracoli" esiste in misura molto minore nelle altre città europee ed è inesistente nel nord Europa? Come mai un furgone ogni mattina scarica gran parte di questi mendicanti nei punti dove sono costretti a rimanere per tutta la giornata e, poi, passa a riprenderli alla sera? Non è forse questo racket? E non è schiavismo l'obbligo di restare ore e ore in ginocchio, pena botte e maltrattamenti da parte di chi gestisce il business? E per quale motivo una vecchia albanese è costretta a camminare con un bastone alto 40 centimetri per apparire piegata in due e fare più compassione? Come mai se si offre a costoro cibo o vestiario si ottiene sempre uno sdegnoso rifiuto?

Vorremmo che qualcuno rispondesse a queste domande, in particolare il Questore e il Sindaco.

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L'Appropriazione del Suolo Pubblico

Il tema dell'occupazione del suolo pubblico, degli abusi che vengono commessi e della sostanziale appropriazione che delle piazze e delle strade romane viene fatto da molti esercenti (non sempre adeguatamente contrastati da chi dovrebbe), è all'ordine del giorno: come l'anno scorso e come negli anni precedenti.

I problemi si radicano nel tessuto della Città senza che sembri possibile alcun rimedio. Le blande sanzioni rappresentano, per molti esercenti, meri costi di esercizio e non costituiscono un efficace deterrente. A quando l'adozione di strumenti idonei al ripristino della legalità in questo settore? Emblematica dell'attuale situazione è la vicenda della recente inaugurazione di un ristorante in Centro, riferita da Gisella Pandolfo (Portavoce dei promotori della petizione 'Per la vivibilita' del Centro storico' presentata al Sindaco Veltroni); tanto più che nei mesi seguenti la situazione descritta non pare essersi modificata. Un enorme gazebo in plastica tipo fluorescente che occupava meta' di piazza San Salvatore in Lauro (piazza pedonale lungo un'altra isola pedonale, via dei Coronari). Pugno nello stomaco. Una larga passerella di finta moquette arancione lungo tutta via dei Coronari: non una semplice per quanto volgare 'guida', ma un 'rotolone' pubblicitario che cantava le lodi di un nuovo irrinunciabile testo su "Come organizzare un cocktail di successo" (o qualcosa del genere).

Altro pugno nello stomaco. Inoltre, enormi candelabri 'da terra' a molte braccia grondanti candele dall'odore acre che indicavano la strada agli "invitati all'evento". Ancora, buona parte (non tutti) i negozi di antiquariato (che dovrebbero vendere cose antiche, dall'autentico sapore, testimonianze del sapere) che esibivano, tutti lieti, la locandina del suddetto testo fondamentale di cui non ricordo il titolo scritto da una signora di cui non ricordo il nome.

Tutto questo ha fatto da cornice, il 20 maggio scorso, all'inaugurazione di un nuovo gigantesco ristorante a tre piani all'angolo tra via dei Coronari e piazza San Salvatore in Lauro. Per l'esattezza, in quella meta' della piazza che, sebbene l'isola pedonale non sia mai rispettata, grazie e delle fioriere miracolosamente non ancora fracassate era rimasta finora un pezzettino di spazio in cui i bambini potevano giocare, le persone fermarsi a chiacchierare. Gratis. L'occupazione della strada e della piazza e' iniziata il giorno prima dell'evento.

Transenne hanno espulso gli increduli e sparuti residenti che avevano trovato per miracolo un posto tra i pochissimi loro riservati e non occupati da 'abusivi'. Pena, il carro attrezzi. (Ricordo, a questo proposito, che gli abitanti di questa zona (settore B) sono gli unici dei diversi settori, e di Trastevere, che non possono posteggiare sui lungoteveri di appartenenza: una discriminazione tra cittadini cui il Comune deve porre fine, per elementare senso di giustizia). Vigili si sono materializzati, a controllare che nemmeno un residente si salvasse: i posti erano riservati agli invitati. Chi lo dice che i vigili non ci sono? E' una calunnia.

Frastuono, mondanita' di basso profilo, luci, colori, suoni, toni del tutto inadeguati hanno accompagnato, quella sera, i due eventi in via dei Coronari, strada storica, stretta (ospita il vicolo dei Tre archi, il piu' stretto di Roma), delicata. Violata giorno e notte da auto e moto in tutte le direzioni, snaturata dalla sostituzione di vecchie botteghe con locali dall'impatto non calcolabile e non calcolato, oltraggiata da nuovi fari al neon sopra i negozi, inautorizzabili. Le sensazioni, in chi in queste strade vive e che questi luoghi ama, e' stata di diverso tipo: di incredulita' davanti a questa ennesima follia. Poi di senso di espropriazione, rabbia.

Infine, di sconfitta. Incredulita' di fronte al fatto che:

1) un ristorante di tale dimensione possa essere stato davvero autorizzato, a tutti i livelli.

2) che un'inaugurazione di quel tipo sia stata consentita.

3) che i responsabili comunali e municipali trovino tutto cio' normale. Rabbia, per la sciocca violenza di tutto cio'. Sconfitta, perche' ancora una volta, nell'indifferenza dei nostri amministratori - anzi, con l'approvazione di gran parte di loro - sono stati offesi la citta', il suo centro storico unico e irripetibile, i cittadini, il buon senso, il buon gusto. La legalita', non possiamo dire in senso stretto, perche' i permessi, fino a quel punto, sembra proprio che ci fossero. Cosa che inquieta ulteriormente.

Resta il fatto che il permesso per occupare lo spazio pubblico esterno, al ristorante in discussione, ancora manca al momento (2 giugno): ma non mancano i tavoli, una decina, gia' disseminati, con generosita' di spazio, sulla piazza. Serenamente, seraficamente collocati nonostante, sembra, una prima multa del municipio. Alla seconda scatterebbe la chiusura di tre giorni, ma questo non sembra incidere sull'ottimismo del proprietario. Che dire? A noi residenti, che combattiamo per salvare cio' che rimane del centro storico di Roma, per il rispetto delle legalita', della trasparenza, e semplicemente della nostra vita (privilegi egoistici ed elitari come respirare, dormire,muoversi), questo ultimo evento (anzi penultimo, poiché hanno appena aperto un ennesimo 'wine bar' a piazza Navona 40, dove prima c'era un centro anziani ) conferma una cosa sola: che i nostri amministratori non hanno ancora capito che si e' passato ogni segno, che cosi' non e' possibile continuare. Forse qualcuno comincia a rendersene conto, ma non basta, non arrivano segnali concreti. Devono arrivare, questi segnali di cambiamento. A meno che davvero non vogliano la cacciata dei residenti, e la morte per inerzia - e' questione di poco tempo - del centro storico di Roma , e di tutte le attivita' che vi si svolgono.

Al di la', c'e' Disneyland. Facciano una scelta chiara, e ce la comunichino. Se si mettono dalla nostra parte - della citta', intendo dire - noi saremo al loro fianco.

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