PASSEGGIATE ROMANE

Riceviamo - come usa dirsi - e volentieri pubblichiamo, in questa sezione del sito, le annotazioni inviateci da un osservatore volenteroso, ma intenzionato, evidentemente, a difendere la propria riservatezza.
Non altro motivo si immagina per la scelta da lui (o da lei) compiuta di usare uno strano pseudonimo, Gregor/ovvius. E' probabile che sotto tale nomignolo (che racchiude, evidentemente, uno scherzoso riferimento al Ferdinand dei Diari romani e al Grand Tour dei viaggiatori d'un tempo) celi la propria identità uno degli stranieri residenti o in visita nella nostra Città.
Se non si tratta di uno straniero, è allora sicuramente una persona che, in qualche modo, si sente tale, non essendosi ancora assuefatto il suo sguardo alle cose che tutti possiamo ogni giorno osservare, senza più sapercene stupire o indignare talmente sono diventate ovvie...
Quartiere a luci rosse: candidiamo Testaccio
Maggio 2006
Ha suscitato clamore la pubblica dichiarazione del Prefetto di Roma, Achille Serra, circa l'opportunità di individuare nella città, sull'esempio di altre metropoli europee, una zona da destinare all'esercizio della prostituzione.
In tal modo, secondo il Prefetto (il quale, se ha raccolto critiche da varie parti, ha ricevuto almeno la convinta adesione della Lega che per Roma nutre un amore particolare), potrebbe essere arginato un fenomeno ormai dilagante e incontrollato che affligge zone sempre più ampie della Città, arrecando gravi disagi ai residenti e richiedendo un impiego delle forze dell'ordine tanto oneroso quanto inefficace.
Concentrando, invece, tali attività in un'unica zona e ponendo questa sotto una "discreta sorveglianza" si otterrebbero - sostiene il Prefetto - migliori risultati sotto molteplici aspetti: la prevenzione dello sfruttamento, la salvaguardia delle condizioni igieniche, la tutela dell'ordine pubblico. Ciò con positive ricadute, inoltre, per il decoro della città e per la qualità della vita dei residenti, ai quali tocca assistere, nelle ore notturne, a spettacoli davvero poco edificanti.
La tesi avanzata dal Prefetto di Roma pare abbia molto colpito i residenti di alcuni Rioni di Roma, e tra questi in particolare il Testaccio, già sottoposto, negli ultimi anni, ad un massiccio "mutamento di destinazione" verso il modello "Luna Park", senza che nessuno si sia preoccupato di fornire ai residenti i servizi necessari a salvaguardare i livelli essenziali della qualità della vita: servizi di polizia e di vigilanza, di regolazione del traffico e della sosta, di pulizia delle strade, di contenimento dell'inquinamento acustico determinato da attività commerciali, ecc.
Se tali condizioni di equilibrio tra attività economiche (in senso molto lato) e qualità della vita dei residenti si possono ottenere non mediante l'ordinaria buona amministrazione bensì attraverso misure straordinarie (come l'istituzione di un distretto a "luci rosse"), perché non approfittarne?
Si faccia pure a Testaccio, già avviato su questa strada, un centro del divertimento anche a sfondo sessuale, purché ciò comporti la presenza (oggi inesistente) di vigili e di polizia.
E' come dire: meglio un bordello sorvegliato che un casino senza regole.

Desolazione notturna nel cuore di Roma
Rientrare a casa la sera costituisce sempre un problema: volendo evitare le notti romane che ci assediano da ogni parte, l'unica sarebbe non rientrare affatto, ma l'altra sera volli mostrare Piazza Navona nel suo manto notturno ai miei amici inglesi. Spogliata delle bancarelle con le magliette della Roma piazza Navona di notte ritrova un pò della sua antica dignità, ma appena svoltato in Via Santa Agnese in Agone cade ogni illusione e si sprofonda nel degrado. Da qui a Piazza del Fico (poche centinaia di metri) ho contato 25 tra pub e ristoranti e un negozio di gadgets di plastica che grida vendetta al cospetto di Dio, 250 tavolini e altri ancora che non ho avuto più voglia di contare, musica assordante, banchetti di cianfrusaglie, cartomanti, musicanti, avventori, resti di cibo, pezzi di pizza, bicchieri di plastica e cannucce, gelati spiaccicati, la strada tappezzata di una coltre maleodorante d'immondizia.
Urla, schiamazzi, cori sguaiati, ululati, ubriachi.
E che dire delle insegne. Un tempo queste avevano un significato ben preciso che ricordava il fondatore di quella bottega, quello che la bottega vendeva o fabbricava, il proprietario di quel palazzo, la famiglia che lo aveva costruito e ogni parola, ogni fregio, ogni raffigurazione informava il passante su ciò che l'insegna rappresentava. Insegne che erano delle vere e proprie opere d'arte con scritte in romanesco, talvolta spiritose, talvolta erudite, ma sempre nel rispetto del buon gusto e del buon senso.
Oggi troviamo enormi coni gelato di plastica, scritte multicolori in inglese, quasi sempre sbagliate e prive di significato, bestialità come Jonathan's Angels o Henry's pub in stile Londinese (a Roma), quando tutti sanno che lo Henry in questione è un ex pollarolo di nome Enrico che in una notte ha trasformato la sua bottega in un pub. E ancora Take it Easy, Big Apple, Blue Ice, Too Much (troppo di che?).
Quanto a Via della Fossa occupata da Jonathan's Angels, è un vero e proprio accampamento Rom. Angeli dipinti sul muro, un antico romano, un banco di scuola elementare, un'acquasantiera, luci psichedeliche, scritte, fiori finti e altre schifezze lungo tutta la via in un'accozzaglia indecorosa che fa male agli occhi e allo stomaco.
Già Corrado Alvaro aveva stigmatizzato lo smodato desiderio del nuovo delle autorità capitoline: ''Ultimamente c'è a Roma una strage di vecchi ambienti, vecchie farmacie,vecchi locali, vecchi caffè, vecchie botteghe. La città conduce una lotta sorda e continua contro la sua vecchiaia. Nel nostro vecchio mondo questo è il popolo più vestito di nuovo. Lotta contro il mattone e la calce deperibili con la pietra, il marmo, il travertino, il vetro, l'acciaio cromato (e noi dobbiamo aggiungere la plastica). Distrugge vecchi caffè confidenti, vecchie farmacie che ricordavano la bottega dello speziale. In una delle città più vecchie del mondo, penetra così quel tanfo di crudele che domina i locali moderni, quel tanto di inospitale (e noi aggiungiamo di arrogante).
Si vuole dimenticare il passato, cioè quello che i forestieri qui vogliono ricordare, quello che fa di questa città una contrada senza tempo, quello per cui è venerabile, per cui reclama un diritto di sopravvivenza, il rispetto dalla guerra. Da secoli Roma demolisce. Gli stranieri lamentano che essa si americanizzi troppo facilmente, mentre Parigi ha il culto della vecchiaia, dei suoi locali dimessi, delle sue insegne di vetro ai negozi. Ma non è soltanto un fatto di oggi, a Roma: L'America soffia a Roma e la capitale prende sempre più un'aria americana che è la sua reazione contro il vecchio. Ma Roma si è sempre distrutta.
Basterebbe fare un conto di quanto è scomparso nella città da un secolo a questa parte''.
La distruzione di Roma continua e lo fa al ritmo frenetico della vita moderna in cui tutto viene consumato rapidamente e gettato nella grande discarica dove assieme alle lattine, le bottiglie, le cartacce gli avanzi di cibo, di vomito, di escrementi si trovano sentimenti, valori, legalità, rispetto, compassione; empatia; senso civico fatti a brandelli, passati nel tritatutto e calpestati. Il degrado estetico e ambientale va di pari passo con il degrado morale e la pochezza dell'uomo, il disordine caotico delle notti romane va a braccetto con il disordine nell'interiorità dell'uomo, il cattivo gusto è compagno fedele della volgarità dell'anima e l'indifferenza a tutto ciò è segno lampante di un basso, bassissimo livello di coscienza.
Forse non deve stupire, in fondo, che in giro per il mondo ci siano guerre, torture, pedofilia, prostituzione, fame, miseria, egoismo e atrocità di ogni sorta e che si sfrutti tutto ciò per lucrare e poter continuare a consumare sempre più rapidamente e con sempre maggiore ingordigia, tanto chi se ne frega se quello che resta è il nulla.
Il romano se ne frega, il politico se ne frega, l'amministrazione capitolina se ne frega e cerca di far passare tutto ciò per un cambiamento dovuto per vivere "in armonia coi tempi''. Le risorse di una città, il suo valore, si valutano dall'impegno con cui custodisce il suo patrimonio spirituale, dall'amore con cui conserva le sue origini, dalla cura con cui preserva i beni frutto della pazienza, del sudore, dell'amore degli artigiani e degli artisti che ci hanno preceduti.
Quello che sta perpetrando l'amministrazione capitolina è un delitto contro l'umanità, un oltraggio ai padri, una rapina ai danni dei figli e dei nipoti.
I residenti, quelli che resistono, sono considerati cittadini di serie B, cittadini senza diritti, cittadini che non possono dormire, che non possono parcheggiare le loro auto, che non possono camminare per le vie del centro senza inciampare nei tavolini, nell'immondizia lasciata dai locali, senza respirare zaffate di urina o essere travolti dai motorini.
Cittadini che non possono protestare senza sentirsi dire di andare a vivere all'Olgiata o, peggio ancora, essere minacciati.

Passeggiata al Pantheon
In passeggio tra le Coppelle, la Maddalena e il Pantheon: Come è stata degradata una delle zone storiche più importanti del mondo.
Potremmo definirla la passeggiata della vergogna: dall'inizio di via delle Coppelle (incrocio con via della Scrofa), a piazza della Maddalena, al Pantheon. Un incivile caos notturno fatto di schiamazzi, di ingorghi di auto - che nonostante i divieti e la "pedonalizzazione" di piazza della Maddalena si infilano lungo la direttrice Largo Toniolo-piazza Rondanini-piazza della Maddalena-via della Maddalena-via delle Coppelle per tornare praticamente al punto di prima e ricominciare il circuito - di suonatori ambulanti, di mendicanti con cani ringhiosi. Un souk di lattine e bottiglie abbandonate, di gelati spiaccicati, di canti di ubriachi.
Si tratta di un percorso inferiore ai 250 metri dove è stata consentita l'apertura di ben 30 locali di somministrazione per un complesso di 77 porte, vale a dire, considerando i due lati e togliendo lo spazio medio di ogni porta, una ogni 5 metri!
E' evidente che tenere pulita un'area così densa di locali dove la clientela è costantemente fluttuante è praticamente impossibile, nonostante gli sforzi - peraltro non spasmodici - dell'AMA. Pulizia resa ancora più difficile dalle buche nella pavimentazione, soprattutto in via del Pantheon.
Proviamo, nel dettaglio, a fare la nostra passeggiata. Incominciamo dall'inizio di via delle Coppelle (lato occidentale). A sinistra abbiamo subito l'Oliphant un vasto locale dove si mangia e si beve birra, creato appositamente per una clientela anglo-americana e aperto fino a tardi. Dopo una trentina di metri (c'è in mezzo il palazzo della Fondazione Sturzo, senza locali), ecco una Pizzeria anonima in stile tirolese, seguita immediatamente dopo da un bar notturno, il Night Bar Steel.
Quindi, all'angolo con piazza delle Coppelle, un ristorante trendy, il Maccheroni.
Giriamo nella piazzetta delle Coppelle, dove di notte si accalcano centinaia di persone e il fragore da stadio è udibile fino a via della Scrofa. Qui troviamo, in sequenza, una porta del Myosotis, ristorante di tono il cui ingresso principale è sul vicolo della Vaccarella, seguito da una trattoria (da Mario) che, per la verità, esiste da almeno trent'anni e, dunque, non va considerata come un nuovo esercizio. Di fronte c'è il Le Coppelle pub, aperto fino a notte fonda, con gli avventori che sciamano nella piazzetta e dopo avere bevuto troppa birra placano i loro stimoli nei vicini vicolo delle Coppelle e via degli Spagnoli.
Accanto, una nuova vasta pizzeria, che sta aprendo in questi giorni, con quattro grandi porte (ai numeri civici 54,55,56,57). Sul lato opposto un pub anonimo (club privato?) al civico 68.
Rientriamo in largo delle Coppelle, dove sul lato opposto a Maccheroni, troviamo il Riccioli Cafè, altro locale trendy aperto fino a tardi che ha preso il posto di un pub australiano sopravvissuto pochi mesi e dello storico Hemingway. Di fronte (ma si tratta di tre o quattro metri di distanza tanto da rendere difficile l'accesso a palazzo Rondanini) troviamo la Nuova Capannina, superstite trattoria romana del vecchio rione. Accanto si trova il ben noto Quinzi & Gabrieli i cui avventori sono disposti a pagare conti da capogiro senza preoccuparsi della presenza, proprio di fronte (e appoggiati alla porta della quattrocentesca chiesetta di rito orientale), di cumuli maleodoranti di sacchi di immondizia.
Ed eccoci arrivati alla via della Maddalena dove, sulla sinistra, subito dopo La Palma, gelateria aperta fino a tardi che attira un grande flusso di clienti, c'è il Black Duke Pub, irlandese e notturno. Tra i due locali stazionano sempre mendicanti con cani e suonatori che deliziano chi abita negli appartamenti soprastanti con musiche e tamburi fino alle ore piccole.
Torniamo sui nostri passi per imbatterci, di fronte a La Palma, nella pizzeria notturna Pummarola, un locale per turisti tiratardi, accanto alla quale è il Saxofon, altro bar notturno che precede la trattoria La Maddalena, all'angolo della quale, sulla piazzetta, c'è il Bar n. 7, anch'esso notturno, adiacente al ristorante Clemente.
Sul lato opposto di via della Maddalena c'è la birreria La Scaletta, dirimpettaia di Pummarola. Tra i due locali stazionano altri suonatori ambulanti, mentre un gruppo di barboni-teppisti con cani si trova spesso sui gradini della chiesa della Maddalena i cui muri sono imbrattati dalle solite scritte a spray.
Superata piazza della Maddalena, ci inoltriamo in via del Pantheon, che potrebbe essere ribattezzata "via delle buche". I locali sono soltanto due e, abbastanza "storici", la gelateria Fiocco di neve e il noto ristorante da Fortunato, frequentato dai politici. All'angolo con piazza della Rotonda c'è la birreria-gelateria Il Tempio, che peraltro ha i suoi ingressi principali sulla piazza della Rotonda.
Siamo così arrivati al termine di questa avvilente passeggiata nel frastuono notturno.
Di fronte al grandioso edificio costruito 30 anni prima della nascità di Gesù, abbiamo un bel MacDonalds, simbolo della globalizzazione e, accanto, Zio Ciro, snack bar aperto fino a tardi, tipico locale per turisti nottambuli. Se giriamo intorno alla piazza troviamo Di Rienzo, altro locale mangia e bevi pretenziosissimo con camerieri e cameriere in giacca nera, il bar notturno Rotonda 6 e, sul lato opposto, accanto al sempre esistito Bar Pantheon, una anonima gelateria, all'angolo di via dei Pastini, orribile, a colori sgargianti di una cafonaggine imperiale, con tanti saluti allo strombazzato arredo urbano (analoghi scempi li troviamo a piazza Sant'Apollinare e all'ingresso di piazza Navona dove fino a poco tempo fa si trovava un antiquario).
Concludiamo con il Bar della Rotonda, a sua volta aperto fino a tardi, molto invasivo con i suoi tavolini sulla piazza, e con l'Agrippa Bar che è un pub, ma almeno ricorda nel nome quella che dovrebbe essere la ragione di una visita in queste strade.