L'Opinione di Cives
Roma di notte: un diverso approccio per una migliore qualità della vita
Giugno 2005
Il superamento delle condizioni di degrado provocate dallo sfruttamento intensivo e consumistico della Città storica da parte di esercenti ed avventori di locali di somministrazione e di intrattenimento è questione che non può più essere elusa né affrontata con misure estemporanee.
E' certamente apprezzabile il recente provvedimento che ha istituito nel centro storico la zona a traffico limitato per due giorni alla settimana in ore determinate, prevedendo altresì misure (assai meno efficaci) di contenimento del traffico privato nei Rioni confinanti.
Ciò costituisce, tuttavia, solamente un approccio iniziale e parziale ad un problema che deve essere affrontato con provvedimenti organici e permanenti di restrizione del traffico privato e di conseguente riqualificazione delle aree urbane in cui si è consentito che venisse meno, in questi ultimi anni, l'equilibrio tra le esigenze di talune attività economiche e i diritti dei residenti. La concentrazione e la proliferazione di esercizi dello stesso genere ha infatti portato con sé l'affermarsi di una "monocoltura" incentrata sulla somministrazione, che ha espulso gran parte delle attività economiche di altra natura (segnatamente quelle artigianali e di vicinato) e trasformato i residenti in una sorta di ospiti mal tollerati.
Ma è proprio vero che l'esercizio di attività economiche di intrattenimento e di somministrazione e l'uso del tempo libero debbano aver luogo necessariamente, per poter essere attrattive e redditizie, sempre nei soliti quadranti della Città di Roma? L'Associazione Cives ritiene che ciò non sia vero e che anzi sia opportuno un decongestionamento di tali attività.
Ecco le tesi di Cives, espresse in un documento condiviso da tutte le associazioni e i comitati civici ad essa aderenti:
- Premesso che la vita notturna è ormai un fatto, e che essa si deve inserire in ogni città, in modo armonioso con quella diurna, e con criteri di compatibilità generale.
- Premesso che la vita notturna è fattore di propulsione economica oltre che di dinamica sociale.
- Premesso che il problema dell'alcolismo giovanile richiede forte attenzione da parte di autorità responsabili delle generazioni presenti (non dico di quelle future).
- Premesso che la gestione della vita notturna è ad oggi totalmente assente e completamente in mano alle multinazionali dell'alcol e ai loro punti di distribuzione, essa soffre di grande improvvisazione.
- Premesso che in tutto il mondo l'attività notturna si muove spesso in ambienti borderline e per questo va rigidamente controllata, in quanto si presta al riciclaggio di denaro sporco e ad altre attività connesse con spaccio di droga e simili.
- Premesso che noi non vogliamo demonizzare l'attività notturna, ma anzi, farla emergere a dignità imprenditoriale trasparente, sana e non improvvisata, ma professionalmente più evoluta.
Riteniamo quindi che esistano delle soluzioni intelligenti, progettuali e possibili per risolvere i gravi problemi di compatibilità fra chi risiede e chi si diverte, ed è giunto per tutti il momento di passare dalle proteste e dalle barricate, al tavolo dei progetti.
Ecco il nostro sintetico promemoria che proponiamo al Comune di oggi e soprattutto a quello di domani.
- 1) Fare un'analisi della situazione abitativa della città, distinguendo le zone residenziali dalle zone industriali e di uffici, essa esiste già, si tratta di guardarla con occhi diversi.
- 2) Individuare nelle aree non residenziali, quelle che più si prestano ad un adattamento estetico e pratico per la vita notturna (in linea di principio ci dovrebbero già essere i parcheggi): si tratterebbe dunque di renderle accoglienti e lanciarle, anche attraverso investimenti in attività di comunicazione.
- 3) Incentivare l'apertura di locali in quelle aree attraverso una differenziazione degli orari di chiusura: anticipando, rispettivamente, le chiusure al centro e ritardando le chiusure (fino alle 5,00) nelle aree prescelte. Questi locali dovrebbero avere, di conseguenza, un target di giovani da 16 a 25 anni.
- 4) Lavorare seriamente ad un profondo restyling delle attività del centro, in modo da portarle ad attirare clientela di una fascia di età più alta (25/45), con esercizi compatibili con un centro storico delle caratteristiche del nostro, cioè unico.
- 5) Chiudere i varchi elettronici del centro dalle 20/21,00 alle 3,00 tutti i giorni in modo da promuovere gli esercizi che lavorano fino a tarda notte nelle zone prescelte.
- 6) Il Comune deve decidere autonomamente le linee strategiche, e concertarne solo l'applicazione con i rappresentanti dei commercianti
Questo è fare politica.
Tutte le misure prese, o solo annunciate, sinora, sono solo dei tamponi, e non hanno ancora la minima apparenza di un trend strategico complessivo. L'elemento mancante è una progettualità di medio periodo, e noi invitiamo il Comune a fare proprio questo: progetto di lungo periodo, orientamento strategico, timing progressivo delle applicazioni in modo che il tutto si evolva armoniosamente ed in tempi accettabili.
Solo così si potrà avere certezza di un quadro di convivenza fra chi vive di notte e chi vive di giorno, e di un'evoluzione possibile che attiri imprenditorialità professionale ed evoluta in un campo pieno di promesse e di trappole.
CIVES: Torna a "In Evidenza"

La morsa degli interessi
Luglio 2004
Avremmo voluto parlare d'altro e dedicarci ad altri temi, ma con la stagione estiva le associazioni civiche si sono ritrovate alle prese con i problemi di sempre, che si rinnovano ogni volta senza che si sia fatto tesoro dell'esperienza dell'anno precedente: ecco nuovamente i livelli elevatissimi di inquinamento acustico, le diatribe tra i vari Uffici competenti in materia, le iniziative che i residenti si vedono costretti ad assumere in proprio (sopportandone le ingenti spese) per tutelarsi, visto che nessun altro lo fa.
Una timida sortita, quest'anno, si è avuta da parte del Difensore civico, Avv. Marotta, al quale le associazioni civiche hanno riportato dati e fatti (relativi all'inquinamento acustico determinato da alcune manifestazioni in corso a Testaccio) che non potevano essere facilmente ignorati (come risulta, invece, essere abitudine del Dipartimento comunale per l'Ambiente, che con i cittadini non sa e non vuole dialogare).
Sorprende l'apparente disinteresse del Sindaco Veltroni verso questioni che incidono pesantemente sulla qualità della convivenza. Pronto ad occuparsi di ogni cosa e ad annunciare iniziative sempre nuove e certamente condivisibili, egli non si avvede che un problema come quello dell'inquinamento acustico a Roma ha assunto tale portata e si è ormai così incancrenito che non v'è quasi manifestazione musicale dell'Estate romana che non si porti dietro strascichi di polemiche, di esasperazione, di litigiosità tra componenti diverse della cittadinanza. Un simile risultato, che offusca la qualità di un programma di iniziative culturali assai ricco, è reso possibile dalla cronica inadeguatezza di risorse e di strumenti dell'Amministrazione, dall'inerzia degli Uffici, e, soprattutto, dalla pressione di interessi particolari.
Molti organizzatori di queste manifestazioni si giovano di una sostanziale franchigia dal rispetto delle norme di prevenzione ambientale e di tutela della salute, grazie a ritardi dell'Amministrazione o a veri e propri espedienti, che CIVES ha già portato a conoscenza delle Autorità competenti e che illustrerà prossimamente anche su queste pagine. Si tratta dei medesimi fenomeni di illegalità che, non limitati alle manifestazioni estive, si ripetono durante tutto l'anno e riguardano i molti esercizi e locali ai quali si deve la discotechizzazione di intere zone della nostra Città. Per la quantità e l'intensità degli abusi vi sono ormai Rioni - come Testaccio - che a buon diritto possono qualificarsi come zone-pilota del degrado del Centro storico.Ma forse tutto questo il Sindaco lo sa bene, e pur avendo primarie competenze di indirizzo in questo campo, ha forse rinunciato ad esercitarle ritenendo che la situazione presente rappresenti l'unico possibile bilanciamento tra gli interessi implicati (lo sviluppo economico da un lato, la tutela della salute e del patrimonio storico-artistico dall'altra).
Quale che sia il pensiero del Sindaco al riguardo, ne deriva sicuramente l'abbandono, da parte di chi dovrebbe tutelarli, di gruppi sempre più estesi di cittadini, prevaricati da attività che, per il modo in cui sono oggi svolte, ledono i loro diritti fondamentali. Altra questione è quella dei "Tavolini di Roma". Non è il titolo di una sinfonia inedita di Respighi, il quale s'era occupato di pini e di fontane. E' la fanfara strombazzata, con varie stonature, dall'Assessore al Commercio, dalla Commissione consiliare in materia e dalle organizzazioni rappresentative del settore, intenti in concerto tra loro a ridisegnare la fisionomia urbana.
Secondo la delibera sul commercio recentemente adottata, la Città storica sarà articolata nei cosiddetti "salotti" (che già in questa definizione rivela la povertà e la parzialità dell'ispirazione): ovvero aree di suolo pubblico concesse in occupazione caratterizzate da un arredo urbano uniforme (e fin qui nulla di male) e ricalcolate secondo nuovi parametri per quanto concerne la loro complessiva estensione (e per questo, visti i precedenti, c'è da allarmarsi). Non è questa la sede per approfondire i contenuti della delibera (poco chiari agli stessi redattori, se poche ore dopo la sua elaborazione già era stata sottoposta all'Avvocatura comunale per essere correttamente interpretata) e per valutarne gli effetti. E' un argomento su cui torneremo e su cui tutte le associazioni civiche dovranno vigilare.
Auspichiamo che nel prossimo futuro gli indirizzi della Giunta comunale e l'attività amministrativa degli Uffici possano essere arricchiti ed integrati dalle valutazioni offerte anche dalle associazioni civiche, nel segno di una effettiva partecipazione della cittadinanza alle decisioni pubbliche. Dispiace rilevare che, fino ad oggi, ad ogni critica o proposta delle associazioni sui temi della qualità della vita dei residenti in determinati Rioni si è preferito ribattere, da parte di Assessori e Commercianti, "Ma quant'è bbbella Roma", slogan tanto superficiale quanto bonario e auto-assolutorio, e diretto in realtà a soffocare sul nascere una aggiornata e ponderata discussione su come debbano essere oggi tra loro conciliati i consumi culturali, le attività del tempo libero e le esigenze di vita dei residenti.
Roma è indubbiamente bellissima. Ma forse non è più bella come un tempo. Le sue bellezze sono ormai gemme incastonate in un tessuto sporco e lacero; sono circondate dal degrado, che si alimenta di comportamenti incompatibili con la loro preservazione e valorizzazione; sono sempre più deprivate del contesto residenziale, che le rende vere e vitali; sono trasformate, in alcuni casi, in fondali posticci che fanno da quinta ad un'offerta commerciale uniforme, scadente e ingiustificatamente costosa.
CIVES: Torna a "In Evidenza"

Le ragioni di CIVES
Aprile 2004
CIVES è nata, come associazione apartitica, tra i cittadini con il fine di promuovere la qualità della vita urbana.
La prima delle sue iniziative ha come oggetto la città di Roma e, in particolare, il suo centro storico, patrimonio dell'Umanità.
Purtroppo CIVES è nata anche sull'onda dell'indignazione determinata da una situazione di degrado che appare sempre più evidente. Ci si chiede se ciò derivi semplicemente dal taglio dei fondi statali agli enti locali - come sentiamo ripetere in questi mesi - o se, piuttosto, non dipenda da altri fattori di più remota e complessa origine.
Sono, infatti, indubbiamente apprezzabili e condivisibili gli sforzi compiuti dall'Amministrazione comunale di Roma specie nel settore sociale, e i cittadini sono consapevoli che alcune questioni (migliaia di famiglie sotto sfratto, centinaia di persone senza casa, una rilevante percentuale della popolazione, soprattutto anziani, che vive in condizioni precarie vicine o al di sotto della soglia di povertà, gravi problemi di lavoro per i giovani), possono ritenersi di gravità tale da far passare in secondo piano altri problemi considerati minori.
Tuttavia, i "mali" di Roma - per usare un'espressione recentemente ripresa dalla Caritas Diocesana - non possono giustificare la perdurante, inscalfibile inefficienza di taluni servizi, che si offre agli occhi (e alle orecchie) di chiunque risieda nella Città storica o vi capiti a transitare: esiste un diffuso e tangibile degrado, rilevabile ovunque (perfino intorno ai "palazzi" istituzionali). Non è certamente grazie a questo degrado e a questa pessima manutenzione della città che le fasce meno fortunate della popolazione godono di una migliore qualità della vita.
La penuria delle risorse non pare, dunque, il vero o l'unico motivo della insufficiente azione nei confronti dei problemi, per noi essenziali, della qualità della vita e della repressione delle illegalità: sono anche questi i cardini del vivere civile, su cui abbiamo numerose volte richiamato l'attenzione delle autorità comunali nonché di organismi dello Stato quali la Prefettura e la Questura.
Non è accettabile, infatti, la situazione di diffusa e incontrastata trasgressione delle più elementari norme di civiltà che si sta imponendo in tutto il Centro storico.
Come associazione - e facendoci interpreti delle richieste poste più volte anche da altre associazioni di cittadini - non solo chiediamo che sia bloccata la dissennata politica di autorizzazioni per gli esercizi attivi nelle ore notturne praticata finora dall'Assessorato al Commercio del Comune, ma anche che sia assicurato un più severo e costante controllo dei vandalismi e dei comportamenti asociali, frequenti soprattutto nelle ore notturne. Perfino nel Regno Unito, patria dei pub, si sono recentemente adottate misure di contenimento degli effetti indesiderati di determinate attività commerciali (ne diamo conto nel nostro sito), mentre si ha, più in generale, la "mano pesante" nei confronti dei cosiddetti "anti-social behaviours".
Il centro storico più importante del mondo si sta trasformando in un colossale luna-park dove inquinamento dell'aria, frastuono oltre il limite consentito dalle vigenti norme di tutela della salute pubblica, sporcizia, traffico caotico e azioni teppistiche rappresentano la norma, giungendo oltretutto ad ostacolare - come si è puntualmente verificato in alcune luttuose occasioni - l'intervento dei mezzi di soccorso.
Di fatto si sta verificando in questi anni un massiccio mutamento di destinazione d'uso di alcuni quartieri di Roma a vantaggio di un'offerta commerciale incentrata prevalentemente sulle attività di somministrazione che, nella gran parte dei casi, è tale da creare intorno agli esercizi di livello più scadente un alone di degrado e di illegalità, una zona franca dal rispetto del codice della strada, delle norme sull'inquinamento acustico o sull'occupazione di suolo pubblico, se non anche del codice penale, mentre cresce il sospetto di riciclaggio di denaro "sporco" da parte della criminalità organizzata.
Con ciò una immensa traslazione di costi sta avendo luogo a scapito dei residenti, le cui condizioni di vita non sono più garantite, neanche quando è in gioco il fondamentale diritto alla salute.
I Dipartimenti comunali preposti alla tutela dell'ambiente e della salute e gli organi tecnici di controllo (ASL, ARPA-Lazio), detentori di competenze che si intersecano e si intralciano vicendevolmente, e assolutamente inadeguati a far fronte ai fenomeni che denunciamo, compongono un'amministrazione che il cittadino avverte sempre più lontana, se non addirittura ostile. Già si annunciano casi di contenzioso di privati cittadini con la stessa Amministrazione comunale per gli omessi od insufficienti controlli su attività commerciali rivelatesi lesive della salute per le modalità del loro esercizio. Infatti, i danni per i cittadini sono diventati rilevanti e misurabili e l'Amministrazione Comunale potrebbe essere chiamata a rispondere sia per gli atti omessi e sia per quelli commessi.
Preoccupata di fenomeni che sembrano profilarsi nella totale indifferenza e inerzia degli Amministratori, e dell'evolversi del Centro di Roma verso modelli che poco hanno a che fare con le sue autentiche caratteristiche - e somigliano piuttosto a quelli di Mikonos o Ibiza - CIVES chiede che le associazioni civiche siano coinvolte nei processi decisionali giacché essi riguardano non soltanto alcune categorie produttive (come sembra ritenere l'Assessore Valentini), ma tutti i cittadini, sulla cui qualità della vita scelte e inerzie dell'Amministrazione comunale pesano in modo determinante.
CIVES: Torna all'archivio